Alessandro Volta

Nacque da don Filippo Volta e donna Maddalena dei Conti Inzaghi. Segue le scuole dai gesuiti, interessato ai classici si diletta a scrivere versi in latino, ma finito il Ginnasio, abbandona gli studi e continua da solo ad interessarsi dei fenomeni elettrici, sui testi di Musschenbroek, Nollet e Beccaria, i tre maggiori scienziati del tempo nel campo dell’elettricità.

Nel 1769, appena ventiquattrenne, pubblica il suo primo lavoro dal titolo De vi attractiva ignis electrici ac phaenomenis independentibus, dedicato al padre Beccaria, di cui contesta la teoria relativa all’elettricità vindice. Nel 1775 arriva a costruire un nuovo apparato, chiamato elettroforo perpetuo, in grado di fornire elettricità senza bisogno di un continuo strofinio. Nell’ottobre dello stesso anno il conte Firmian gli attribuisce la cattedra di Fisica Sperimentale presso il Regio Ginnasio di Como.

Durante le vacanze estive del 1776, sul Lago Maggiore, vede salire a galla dalle paludi delle bollicine gassose. Raccolto tale gas, ne scopre il carattere infiammabile, indicandolo con il nome di aria infiammabile nativa delle paludi. Si tratta di quello che oggi chiamiamo metano. La possibilità di provocare l’esplosione di una miscela di gas mediante una scintilla lo porta a costruire un dispositivo chiamato pistola di Volta, che può essere impiegato per misurare la forza di esplosione che hanno le arie infiammabili. Utilizzata in questo modo, la pistola diventa un eudiometro, cioè uno strumento atto a misurare la quantità di ossigeno presente nell’aria. Inoltre Volta costruisce una lampada perpetua a gas infiammabile.

Sempre di quest’anno è l’idea di trasmettere da Como a Milano un segnale elettrico mediante un lungo filo metallico, tenuto isolato dal terreno mediante pali di legno; un’idea che prelude al telegrafo.

Nel novembre del 1778, il conte Firmian, ormai convinto del valore scientifico dello scienziato comasco, lo nomina Professore di Fisica all’Università di Pavia.

Di questi anni sono gli studi sul condensatore, che lo portano alla realizzazione di uno strumento di misura estremamente sensibile: l’elettroscopio condensatore. Durante tali ricerche individua i concetti di quantità di elettricità, capacità e tensione, arrivando a formulare la relazione fondamentale del condensatore.

Negli anni che vanno dal 1786 al ‘92 si occupa di meteorologia elettrica e studia le proprietà fisico-chimiche degli aeriformi, arrivando a determinare, dieci anni prima di Gay-Lussac, la legge di dilatazione dell’aria.

Nella primavera del ’92 viene a conoscenza degli esperimenti di Galvani sulla possibile elettricità animale. Li ripete e a poco a poco si convince che le contrazioni della rana siano dovute ad una elettricità esterna provocata dal contatto dei due metalli che costituiscono l’arco. La rana assume quindi il ruolo di un semplice, ma sensibilissimo elettroscopio. L’idea di Volta non viene accettata da Galvani e dai sostenitori dell’elettricità animale. La disputa si sviluppa con esito incerto e alternato fino agli ultimi mesi del secolo, quando Volta, sfruttando la differenza di potenziale dovuta al contatto di due metalli diversi, riesce a realizzare, introducendo un terzo conduttore umido, un collegamento in serie in grado comporre i contributi dei singoli elementi: la sua Pila.

Comunica i suoi risultati alla Royal Society con una lettera il 20 marzo 1800. L’importanza dell’invenzione e le applicazioni che si realizzano in pochi mesi, sembrano dare ragione allo scienziato comasco, la cui fama ha ormai conquistato il mondo.

Con la fama vennero anche gli onori e gli oneri. Nel 1801 Volta presenta la Pila a Parigi alla presenza dell’allora Primo Console Napoleone Buonaparte, che successivamente, diventato Imperatore, lo nomina Senatore del neo-costituito Regno d’Italia (1809) e successivamente lo insignisce del titolo di Conte (1810).

Ma Volta era sostanzialmente un uomo semplice e schivo. Nel 1801 scriverà: alla vita agiata da una vana gloria preferisco la tranquillità e dolcezza della vita domestica. Si era sposato nel 1794, con donna Teresa Peregrini, da cui ebbe tre figli.

Dopo l’invenzione della Pila, in parte per gli impegni politici, in parte per l’attaccamento alla famiglia, Volta abbandona praticamente l’attività di ricerca e in gran parte l’insegnamento, ma il governo imperiale prima e quello austriaco poi, per non privare l’Ateneo pavese dei preziosi servigi del grande fisico, lo nomina Direttore della Facoltà di Filosofia. Nel 1819 si ritira definitivamente nella casa di campagna a Camnago, dove muore.

In suo onore, l’unità di misura SI del potenziale elettrico venne chiamata volt (V).