IL FISICO DELLA SETTIMANA

Irène Joliot-Curie

Parigi 19.9.1897 – Parigi 16.3.1956

Irčne Joliot-Curie
F

iglia maggiore di Marie Sklodowska Curie e Pierre Curie, studiò privatamente alla scuola istituita da alcuni professori della Sorbona per i loro figli (vedi I. Chavannes. Lezioni di Marie Curie, Dedalo, Roma 2004) e quindi Fisica alla Sorbona sotto la guida della madre, di Paul Langevin e Jean Perrin. Durante la prima guerra mondiale prestò servizio con la madre come tecnico di radiologia.

Conseguì il dottorato nel 1925 con una tesi sulla radiazione α del polonio e fu assunta come “preparatrice” all’Istituto del Radium di Parigi diretto dalla madre. Nello stesso anno arrivò all’Istituto un allievo di Paul Langevin, Frédéric Joliot, di due anni e mezzo più giovane e dopo un anno i due si sposarono scegliendo entrambi il doppio cognome. Da allora, come i genitori di Irène, condivisero la vita famigliare e la vita professionale, così come le idee politiche e la passione per gli sport e per la musica.

Come afferma la sorella Eva, “la fama e i risultati dei suoi genitori non la scoraggiarono né intimorirono mai …. Il suo sincero amore per la scienza le ispirò un’unica ambizione: lavorare per sempre in quel laboratorio nel quale era praticamente cresciuta”.

La madre Marie, non convinta della riuscita e durata di quel matrimonio, impose un contratto prematrimoniale e stabilì che solo la figlia avrebbe ereditato l’uso del preziosissimo radium del laboratorio. Nel frattempo Frédéric per far fronte alle difficoltà finanziarie cercò alcuni incarichi di insegnamento e contemplò anche la possibilità di lasciare la ricerca per una meglio pagata carriera nell’industria. Nonostante le difficoltà riuscì comunque ad ottenere il dottorato nel 1930, con una tesi sulle proprietà dei composti del polonio.

Prima del 1928, quando cominciarono a firmare insieme i loro lavori, avevano entrambi pubblicato qualche articolo senza mostrare individualmente straordinarie abilità scientifiche, ma da quando cominciarono a lavorare insieme i loro risultati furono sempre più notevoli. Nel 1932, studiando la radiazione emessa dal berillio bombardato con particelle α, notarono che espelleva protoni da sostanze idrogenate, mancando per poco la scoperta del neutrone attribuita a Chadwick. In un altro esperimento osservarono l’emissione di positroni, ma non trassero conclusioni corrette e lasciarono la priorità della scoperta a C. D. Anderson.

Nel 1934, tuttavia, bombardando elementi stabili con particelle α notarono che emettevano positroni e continuavano ad emetterli secondo le leggi del decadimento radioattivo, scoprendo così la radioattività artificiale. Per questo ottennero insieme il Premio Nobel per la Chimica del 1935.

Nel 1936, Irène fu nominata Sottosegretario di Stato per la ricerca scientifica in un governo socialista, ma ben presto tornò all’attività di ricerca che le si confaceva di più dell’attività politica. Nel 1937 ottenne la cattedra di Fisica Nucleare alla Sorbona, che tenne fino alla morte; successivamente la cattedra passò al marito Frédéric, che nel 1935 era stato chiamato alla cattedra del Collège de France e aveva lasciato l’Istituto del Radium per costruire un nuovo laboratorio dotato del primo ciclotrone europeo.

Nel 1938, sempre insieme a Frédéric e ad altri collaboratori, effettuò una serie di esperimenti sul bombardamento di nuclei pesanti con neutroni, a seguito delle ricerche inaugurate dal gruppo di Fermi a Roma, comunicando di aver trovato tra i prodotti il lantanio. Questa comunicazione ebbe un ruolo decisivo nelle ricerche che portarono alla scoperta della fissione nucleare nel 1939 (O. Hahn e F. Strassmann, L. Meitner e O. Frisch).

Già nel 1939 Frédéric aveva depositato all’Accademia delle Scienze di Parigi una lettera sigillata (che venne resa pubblica solo nel 1949) nella quale dimostrava le condizioni per ottenere una reazione a catena esplosiva che avrebbe potuto permettere di costruire ordigni nucleari. Presagendo tale possibilità si procurò in Norvegia la più grande quantità di acqua pesante disponibile (200 litri) e dopo l’attacco tedesco alla Francia riuscì ad inviarla in Inghilterra insieme con i suoi appunti, dando inizio al programma atomico inglese che sfociò nel progetto Manhattan.

Durante la seconda guerra, Irène si rifugiò in Svizzera, mentre il marito ebbe un ruolo attivo nella Resistenza, divenendo anche presidente del Fronte Nazionale di Liberazione e aderendo al clandestino Partito Comunista Francese.

Dopo la guerra, Irène divenne direttrice dell’Istituto del Radium nel quale aveva sempre lavorato e, dal 1946 al 1951, uno dei quattro commissari della Commissione per l’Energia Atomica che mise in funzione nel 1948 il primo reattore nucleare francese. Frédéric, invece, fu nominato direttore del Centro Nazionale di Ricerca Scientifica (CNRS) e si dedicò alla riorganizzazione della scienza francese; nel 1946 fu nominato Alto Commissario della Commissione per l’Energia Atomica, della quale faceva parte anche la moglie.

Nel 1951, in piena guerra fredda, fu deposto da tale carica per inaffidabilità politica, per la sua adesione al Partito Comunista e per le sue dichiarazioni che “mai scienziati progressisti e comunisti avrebbero collaborato ad una guerra contro l’Unione Sovietica”, peraltro pienamente consapevole delle possibili conseguenze: “se il governo non mi silura dopo quello che ho detto, non so che altro chiedono per farlo!” riferì ad un amico. Dopo qualche mese fu deposta anche Irène, che non aveva aderito formalmente al partito comunista, ma che simpatizzava apertamente per le sue iniziative e per questo fu anche discriminata (p. es. ad un Congresso scientifico a Stoccolma, nel 1953, le rifiutarono una camera negli hotel cittadini).

Tuttavia entrambi mantennero sia gli incarichi di ricerca che le cattedre di insegnamento sino alla morte e fecero in tempo a contribuire alla fondazione e messa in opera del nuovo centro di ricerca nucleare francese ad Orsay a sud di Parigi.

Continuarono anche la loro attività politica. Lei come leader dei movimenti di emancipazione femminile (Union des Femmes Françaises) e del Consiglio Mondiale per la Pace (del quale il marito era peraltro il Presidente) e lui come fondatore e presidente della World Federation of Scientific Workers.

Irène morì nel 1956 di leucemia, contratta, come la madre, per i suoi contatti con sostanze radioattive e Frédéric le sopravvisse due anni e morì di malattia al fegato, probabilmente dovuta anch’essa alle radiazioni. Entrambi, insigniti dei più alti titoli accademici e onorifici, come la Legione d’Onore, ebbero funerali di stato.

Link: http://www.aip.org/history/curie/2ndgen1.htm



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(pagina a cura di Antonio Gandolfi)
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