René Descartes (Cartesio)
La Haye (ora La Haye-Descartes) 31.3.1596 – Stoccolma 11.2.1650

tudiò nel collegio di gesuiti di La Flèche (“una delle più celebri scuole d’Europa”), appena fondato, dove si formò studiando i classici, la filosofia e la matematica sui libri di padre Cristoforo Clavio. Probabilmente, nonostante il corso di studi fosse improntato sulla filosofia aristotelica e scolastica, venne in contatto anche con Democrito, Epicuro, Empedocle, Avicenna ed Averroè e con l’Ottica di Witelo, nonché con il Sidereus Nuncius di Galileo. La sua salute era sin dall’infanzia precaria ed ebbe il permesso di rimanere a letto sino alle 11 di mattina, un’abitudine che mantenne per tutta la vita.
In seguito studiò diritto presso l'Università di Poitiers, dove ottenne la laurea nel 1616 e si
arruolò nel reggimento del principe protestante olandese Maurizio di Nassau-Orange, non perché convinto di intraprendere
la carriera militare, ma perché era un centro di studi di ingegneria e meccanica (vi insegnava Simon Stevin).
Nel 1618 iniziò a studiare matematica e meccanica con lo scienziato olandese Isaac Beeckman e cominciò a pensare a
“raccordare i misteri della natura con le leggi della matematica, sperando di dischiudere con una medesima chiave i segreti
dell’una e dell’altra”. Il fervore di tale visione matematica dell’universo è tanto intenso che la
celebra, come dichiara, in una serie di sogni.
Tra il 1620 e il 1628 viaggiò nel “gran teatro del mondo” in Danimarca, Germania, Boemia, Ungheria, Italia (dove non incontrò Galileo) e Francia, dove a Parigi conobbe Mersenne che gli fece conoscere la Diottrica di Keplero. Si trasferì ancora in Olanda dove iniziò il suo trattato Le Monde, ou Traité de la Lumière col quale si proponeva, ambiziosamente, “di spiegare tutti i fenomeni della natura, cioè tutta la fisica”. Era quasi pronto quando gli giunse la notizia della condanna di Galileo che lo colpì profondamente “non mi è parso immaginabile che sia stato considerato un criminale solo per aver sostenuto il moto della terra” e cadde in depressione. Si legò in quel periodo alla sua domestica Helène Jans, dalla quale ebbe una figlia, Francine. In Olanda aveva molti amici, tutti di fede calvinista, che lo convinsero a pubblicare le sue idee quindi, pur rimanendo fermo nel proposito di non pubblicare Le Monde, che uscì solo dopo la sua morte in forma incompleta, scrisse tre importanti trattati di carattere scientifico: la Diottrica , le Meteore e la Geometria, pubblicati anonimi a Leida nel 1637 come appendici al Discours de la méthode pour bien conduire sa raison et chercher la vérité dans les sciences. (Discorso sul metodo)
La Dioptrique tratta di Ottica e, sebbene non venga citato nessun scienziato precedente, in effetti non c’è molto di nuovo (nota è la legge della rifrazione scoperta indipendentemente anche da Snellius) tuttavia il suo approccio sperimentale si rivelò un importante contributo.
Les Météores tratta di meteorologia, per la prima volta su basi scientifiche. Anche se molte affermazioni sono sbagliate e possono facilmente essere smentite con semplici esperimenti, tuttavia stimolò i lavori sull’argomento di Boyle, Hooke e Halley.
La Géométrie è senza dubbio la parte più rilevante di questo lavoro e contiene l’applicazione dell’algebra alla geometria, che ora chiamiamo “geometria analitica” o “cartesiana”.
Successivamente, sentì la necessità di fornire una base metafisica alle sue teorie sul mondo naturale e pubblicò le sei Meditazioni metafisiche (1641) destinate a filosofi e teologi e i Principi di filosofia (1644), la sua opera più completa, in quattro parti (Principi della conoscenza, Principi delle cose materiali, Il mondo visibile, La Terra) che tenta di spiegare tutto l’universo su basi matematiche, riducendo tutto allo studio della meccanica. Il punto basilare, più controverso, è che Cartesio non credeva all’azione a distanza, quindi non poteva esistere il vuoto e doveva esserci un meccanismo per trasmettere la forza per contatto: i suoi “vortici”. La sua teoria dei vortici introdusse alcuni interessanti considerazioni, come l’idea di “quantità di moto” conservata, tuttavia non resse all’analisi dinamica di Newton. Nonostante ciò le teorie cartesiane sopravvissero, soprattutto in Francia, per più di cento anni e la diffusione delle idee newtoniane fu molto rallentata, almeno fino all’opera di Voltaire. Più tardi, nell’Ottocento, esse influenzarono l’emergere del concetto di campo
Scrive Brewster: “non meraviglia il fatto che le pure e sublimi dottrine dei Principia furono ritenute inaffidabili, le menti semplici non ammettono facilmente l’idea che le grandi masse dei pianeti siano sospese nello spazio vuoto e stiano nelle loro orbite per una invisibile influenza …”.
Cartesio tornò in Francia nel 1647 dove incontrò Pascal col quale discusse dell’esistenza del vuoto. Nel 1649 fu invitato alla corte di Stoccolma per dare lezioni di filosofia alla regina Cristina di Svezia, che però sembra lo costringesse ad alzarsi alle 5 del mattino, per cui non resse e, anche per il clima freddo, si ammalò di polmonite che volle curare da solo, ma morì l'anno seguente.
Link: http://www-groups.dcs.st-and.ac.uk/~history/Mathematicians/Descartes.html